Alla Sala del Cenacolo Fabrizio Sannicandro rilegge Leonardo e la Visitazione di Carmignano togliendo invece di aggiungere
L’Ultima Cena di Leonardo è tra le immagini più rielaborate dall’arte del Novecento, fino al ciclo che Andy Warhol le dedicò negli ultimi anni di vita. Chi torna oggi su quel soggetto si misura con un repertorio sterminato di omaggi, parodie e appropriazioni. Fabrizio Sannicandro lo fa nella Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina, dove fino al 2 ottobre presenta La sera della cena, installazione site-specific a cura di Umberto Palestini. La sua mossa cambia subito i termini del problema: del Cenacolo tiene la tavola e toglie i commensali.
Nemmeno la tavola vuota è un’invenzione recente. Daniel Spoerri ha costruito una poetica sui resti dei pasti e The Dinner Party di Judy Chicago ha trasformato una tavola apparecchiata senza ospiti in una delle opere simbolo degli anni Settanta. Il punto quindi non è la novità del dispositivo, ma quello che Sannicandro ci mette sopra. Sulla tovaglia dipinta restano pochi oggetti essenziali e parole sparse, che trasformano la superficie in una pagina da leggere più che in una scena da guardare. L’artista viene dal disegno narrativo e dall’illustrazione, e si vede: la tavola funziona come un racconto interrotto, di cui non sappiamo se sia appena finito o debba ancora cominciare.
La seconda fonte è meno ovvia ed è la più interessante. Sul fondo della sala un grande trittico riprende la Visitazione che il Pontormo dipinse intorno al 1528 per la pieve di Carmignano. Il precedente contemporaneo più noto è The Greeting di Bill Viola, che nel 1995 rallentò quell’abbraccio in video fino a farne una meditazione sul tempo. Sannicandro va nella direzione opposta: le figure femminili emergono come velate dalla foschia, con una pennellata fluida che scioglie i contorni invece di fissarli. Dell’originale non resta il disegno ma il gesto, cioè due corpi che si avvicinano e si riconoscono.
L’idea più solida dell’installazione sta nell’accostamento tra le due fonti. Al centro della sala la tavola senza commensali racconta un mondo in cui l’incontro si è perduto: restano le tracce di chi c’era, non le persone. Sul fondo, però, resiste l’abbraccio fra la Vergine ed Elisabetta, due donne che portano in grembo Gesù e Giovanni Battista e dalle quali prende avvio la storia del Cristianesimo. Chi entra attraversa così l’assenza per arrivare a quel gesto, che diventa il vero centro di gravità dell’opera: ciò che rimane quando tutto il resto si è svuotato. Palestini parla di un lavoro che procede «per sottrazione», e la formula è esatta: nessuna delle due icone viene citata alla lettera, entrambe restano riconoscibili.
La mostra anticipa di poche settimane l’arrivo a Roma della Visitazione originale per la mostra dedicata al Pontormo alle Scuderie del Quirinale. Vederle a breve distanza l’una dall’altra permette di verificare di persona quanto dell’abbraccio di Carmignano sia sopravvissuto alla sottrazione.
La sera della cena di Fabrizio Sannicandro, a cura di Umberto Palestini. Sala del Cenacolo, Complesso di Vicolo Valdina, Camera dei Deputati, piazza di Campo Marzio, Roma. Fino al 2 ottobre 2026, dal lunedì al venerdì ore 11–19.30.
Maria Luisa Lafiandra