Ho passato gli ultimi anni a guardare la musica come qualcosa di molto più profondo di un semplice spettacolo, ma raramente mi è capitato di trovare un racconto capace di abitare la realtà come fa S’Istoria Infinida. La biografia dei Tazenda scritta da Felice Liperi (Il Castello editore, collana Chinaski) non è la solita cronaca di successi e date, è un’esperienza che smuove qualcosa. Liperi riesce a restituire tutto il peso e la bellezza di una carriera che ha cambiato la musica sarda e nazionale, trasformando i decenni di storia della band in un’emozione che senti subito tua. Per chi, come me, vive la musica come un fatto culturale, questo progetto è un porto sicuro. C’è dentro tutto il viaggio dei Tazenda: la loro evoluzione, la fedeltà alle origini e quella forza artistica che da anni segna la nostra scena musicale: non solo ovviamente in terra sarda. I Tazenda hanno sempre avuto qualcosa di speciale speciale: la capacità di trasformare le canzoni in un luogo dell’anima dove ritrovarsi. E questa storia dei Tazenda ci svela un viaggio fatto di radici che non si spezzano e di una visione artistica che, da decenni, continua a lasciare il segno in Sardegna e in tutta Italia. Liperi costruisce un intreccio di ricordi, collaborazioni e testimonianze che smette presto di essere ‘cronaca’ per diventare memoria di tutti. Leggendo, si capisce che per i Tazenda la musica e le parole non sono mai state solo un esercizio di stile, ma veri strumenti di cura e di appartenenza.

Raccontare una parabola musicale che attraversa un intero popolo significa restituire identità. Significa gridare che una lingua, e la lingua sarda è stata presente nei Tazenda anche quando hanno scelto l’italiano, una memoria e un territorio hanno un valore che sfida il tempo. In questo senso, il sardo non è un semplice vezzo linguistico, ma uno spazio politico e culturale vivo, capace di dare una forza d’urto unica a ogni canzone. È qui che la cultura fa il suo lavoro più profondo: ricostruisce legami. Perché quando ti riconosci in una storia, smetti di sentirti solo e torni a far parte di una comunità. S’Istoria Infinida agisce proprio su questo piano. Racconta un’isola, la sua spiritualità, il rapporto viscerale con il mare e la terra, trasformando elementi locali in orizzonti universali che parlano a chiunque, ovunque.

Ciò che mi ha colpito di più è questa connessione emotiva costante. La fusione tra i canti della tradizione e il linguaggio rock internazionale crea uno spazio in cui è dolce lasciarsi trasportare, proprio come accade con i racconti orali di una volta. In questa armonia emerge una verità fondamentale: la cultura non è un decoro, è struttura interiore. È la bussola che ci dice chi siamo e dove stiamo andando. Il libro di Liperi è l parabola dei Tazenda diventano così un ponte tra il locale e l’universale, una storia che continua a vibrare perché siamo noi, oggi, a riconoscerla e a custodirla.