La recensione di Maria Luisa Lafiandra su Mistiche Ribelli di Enten Hitti
Mistiche Ribelli è il nuovo progetto musicale firmato da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, pubblicato da Lizard Records, e realizzato con la collaborazione dell’ensemble Enten Hitti, formazione di ricerca sonora e spirituale attiva da anni nell’ambito della musica di confine e sperimentazione rituale.
Polistrumentista e musicoterapeuta, Pandiscia porta con sé un’esperienza che intreccia conoscenze musicali e sensibilità terapeutica; Gino Ape, pianista, oboista e maestro del duduk – strumento ancestrale della tradizione armena – è da sempre esploratore di linguaggi sonori in grado di evocare mondi interiori. Insieme, nel contesto dell’ensemble Enten Hitti, danno vita a un disco che è molto più di un semplice album: è una mappa sonora per un viaggio interiore, sospeso tra culture, epoche e dimensioni spirituali.
L’ascolto di Mistiche Ribelli è come varcare la soglia di un luogo altro, uno spazio sospeso tra cielo e terra in cui il tempo sembra rallentare e il respiro si fa più profondo. Le sonorità attingono a tradizioni sufi, tibetane, cristiane medievali, essene, occitane, tracciando una traiettoria che attraversa secoli e civiltà in cerca di quel filo mistico che unisce l’uomo alla natura e al divino. La musica non riproduce, evoca. È come se ogni suono fosse parte di un antico rito collettivo, eppure intimo, dove la dimensione sacra non è mai didascalica ma esperienziale. Gli strumenti – dal liuto al santoor, dalla conchiglia tromba al pianoforte modale – sembrano emergere da una terra che non è l’occidente, ma un altrove fluido e ancestrale, in cui si percepisce la potenza degli elementi: il fuoco della trasformazione, l’acqua che purifica, l’aria del soffio, la terra che accoglie e nutre.
Fra i brani, Mater Mantra spicca per la sua straordinaria capacità di connettere la spiritualità alla forza archetipica della natura femminile. Qui, la Madre – figura sacra e carnale – è invocata come sorgente di ogni cosa: madre dei fiori, madre che concede acqua, amore, carne, gioco armonico delle passioni. È una preghiera dolce e potente, un inno alla generazione e alla presenza, che trasforma l’ascolto in contemplazione. Le voci si intrecciano come fili d’erba al vento, sostenute da suoni che sembrano emergere dalla terra stessa. E in quel momento, il verso “Tu sei le stelle, tu sei l’incanto” non è più solo poesia, ma rivelazione: una frase che risuona dentro, come un sussurro eterno.
L’intero album è pervaso da una sensazione profonda di armonia e centratura. Non c’è enfasi né retorica: solo il fluire della musica che accoglie, che guarisce. Ascoltare Mistiche Ribelli significa prendersi tempo, lasciarsi attraversare, riconnettersi a qualcosa di antico e universale. È un invito alla quiete, al silenzio interiore, a un benessere sottile che nasce dal suono e si espande nel corpo e nella mente. Un’opera rara, necessaria, che ricorda a chi ascolta che il sacro non è lontano: è nel respiro, nel battito, nel canto che vibra dentro di noi.