Manuel Santini ha recentemente pubblicato L’Italia dei Mondiali, un brano rock dal forte spirito satirico che punta il dito contro alcune delle contraddizioni della società contemporanea. Tra critica ai social network, riflessioni sul declino culturale e difesa della libertà artistica, il cantautore propone una canzone diretta e provocatoria, sostenuta da sonorità energiche e da un videoclip ricco di significati simbolici. Lo abbiamo intervistato per approfondire i temi del singolo e la sua visione della musica di oggi.
- Con “L’Italia dei mondiali” hai scelto di affidarti a sonorità rock molto strutturate per supportare un testo di critica diretta. In un mercato musicale attuale dominato da algoritmi, canzoni fatte per i trend di TikTok e testi spesso disimpegnati, proporre un brano che richiede un ascolto attento e che accosta la satira alle variazioni melodiche è una scelta coraggiosa. Pensi che le nuove generazioni di ascoltatori abbiano ancora voglia di farsi provocare da un rock che non fa sconti a nessuno, nemmeno al sistema dei social?
Come sempre, quando nasce un brano non riesco a vederlo con gli occhi del mercato o dello streaming. Mi muovo di istinto, faccio ciò che sento mio senza condizionamenti. È ovvio che andando a ruota libera è facile perdersi nel “melting pot” digitale senza ottenere i numeri che contano. Ma da sempre ho seguito un mio percorso dove i numeri non li ho cercati, perché è davvero patetico pensare che se un singolo viene ascoltato un milione di volte, sponsirizzato dalle major e dalle radio sia un prodotto qualitativamente migliore di un disco indipendente. Anzi, al giorno d”oggi ascoltare autori energenti e indipendenti, che non si affidano ai soliti 4 autori sotto contratto è una salvezza per le nostre orecchie.. . Le nuove generazioni, purtroppo, non hanno la cultura del disco, a stento sanno cosa sia il sarcasmo e l’ ironia, quindi se non si riprende in mano la situazione anche dal punto di vista scolastico il nostro paese continuerà a seguire questa deriva social di degrado intellettivo che porterà solo a delinquenza e violenza, come già stiamo vedendo quotidianamente…
- I social network sono il palcoscenico principale per i giovani, ma nel pezzo ne evidenzi il lato più tossico: l’arroganza digitale e la pretesa di commentare tutto senza competenze. Come può un giovane musicista oggi usare queste piattaforme per promuovere la propria musica senza scendere a patti con le dinamiche di “massa” che tu stesso condanni nel testo?
Le piattaforme sono utili da un lato per distribuire un brano, è vero, ma quello che cerco di fare nel mio piccolo è di fare musica “concreta”. Pubblicare la versione fisica di un album ritengo sia la sola salvezza in questa era di Spotify. Con il disco jazz “Bianchissimo” ho voluto segnalare questa filosofia facendolo uscire in formato chiavetts USB, cd e vinile
- Il video del singolo mostra calciatori che tornano a lavorare la terra in uno stadio in rovina. È un’immagine di forte rottura visiva, quasi distopica. Come è nata l’idea di questo videoclip e quale messaggio generazionale speri che arrivi a chi è abituato a consumare immagini in modo rapido e superficiale?
L’idea nasce proprio dal concetto di “campo”. La figura del calciatore è una metafora perché la si può intercambiare anche con il politico o il giudice di turno che, nonostante stipendi stellari, dimostra di non saper svolgere il proprio mestiere
- La tua scrittura evita le consuete derive del pop commerciale. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali e quali consigli ti senti di dare ai ragazzi che si approcciano oggi alla scrittura d’autore, spesso schiacciati dall’ansia da prestazione dei numeri e dei posizionamento nelle playlist?
Secondo me una canzone può essere migliore anche se ha 10000 visualizzazioni rispetto alle cose create a tavolino e sponsorizzate, che fanno milioni di streaming. Ci sono radio che se una canzone dura più di 2 minuti e 30 o non contiene parole cool in ogni frase non viene trasmessa. Regole create da chi si ritiene il fenomeno di turno e che risulta complice dei disturbi dell’attenzione. Prima o poi cambierà questa deriva culturale musicale perché non se ne può più di ascoltare le stesse cose scritte dagli stessi autori, pertanto il mio consiglio è quello di portare avanti un proprio stile e una propria creatività senza farsi condizionare dalla spazzatura musicale che si ostinano a farci ascoltare ad ogni occasione. Vorrei far notare una cosa. Nelle trasmissioni a quiz quando ci sono giochi legati alla musica, le canzoni degli ultimi anni non le riconosce nessuno, nemmeno i ventenni. Un motivo ci sarà.