Da poco in libreria La sera andavamo al Lido il primo romanzo di Maurizio Vaccaro edito da Giovane Holden edizioni. Noi lo abbiamo raggiunto per approfondire qualche aspetto di questo intenso memoir.
1) Come ha bilanciato nel racconto la dimensione più intima e personale con l’analisi delle trasformazioni sociali e politiche che hanno segnato l’Italia dagli anni 70 agli anni 2000?
R) Credo di essere riuscito a non accomodarmi sia nella culla protettiva di un esibito vittimismo sofferente, sia in quella accogliente nicchia di un compiaciuto conseguimento di obbiettivi.
Ho vissuto entrambi come veicoli di trasmissione e canali di percorribilità dei necessari impulsi vitali utili a contaminare l’intensità delle dimensioni personali con la necessaria razionalità nella gestione di scenari socio/politici.
Alla fine del viaggio la dolorosa dirompenza dei conflitti si coniuga con la faticosa lucidità delle analisi.
2) Lei descrive un’infanzia plasmata da figure incisive e trasferimenti formativi.
In che modo queste esperienze giovanili hanno influenzato la sua cultura liberale e il suo successivo percorso professionale come dirigente di associazioni industriali, specie nella gestione di importanti rapporti politici e istituzionali?
R) I familiari semi educativi raccolti hanno lasciato significative tracce nella ricerca di quei pregi propri del clima in cui viveva una media borghesia che si stava allora consolidando.
Quella “mobilità formativa” ha sviluppato attitudini allo studio, al confronto delle idee,alle giovanili partecipazioni civili, al rispetto dei ruoli, in un terreno di proficua curiosità e di puntuale attenzione determinando anche in senso liberale un metodo di lavoro.
” La libertà di ricerca è più preziosa del suo possesso”(A.Einstein).
3) Il libro si presenta anche come un ” saggio politico”. Quali sono le principali differenze e, eventualmente, le similitudini tra il clima politico/economico degli anni da lei descritti e quello attuale? C’ è qualcosa che da quelle esperienze potrebbe essere di monito per le sfide odierne?
R) Ho cominciato a lavorare nella gestione delle relazioni sindacali a livello territoriale nella straordinaria realtà socio/economica pratese.
Ma certo non bastavano, per dare efficacia e consistenza a quel lavoro, la buona qualità della mia formazione giuridica.
Serviva la sostanziale conoscenza della realtà sottostante, delle concrete dinamiche economiche che la sostenevano, delle aspettative sociali alimentate, delle potenzialità espresse.
Occorreva cioè che il “lavoro” “il fare concreto” diventasse anche strumento di crescita culturale, di valorizzazione di risorse sconosciute, di efficientamento di più avanzate e imprevedibili sfide.
In tal modo il concorso del “fare” con il “pensare”, con il “conoscere oltre” costituiva le affidabili rotaie di un unico funzionante “binario”.
“Istruitevi, perché ci sarà bisogno di tutta la vostra intelligenza “
(A. Gramsci).
4) Ha affermato di aver voluto “traslocare le sue esperienze personali e professionali in una sorta di saggio politico”. Quale messaggio o “ritratto di luci e ombre”s pera che rimanga impresso ne lettore invitandolo a riscoprire le radici del presente attraverso il suo percorso individuale?
R) Vorrei che si pensasse davvero che non vanno incendiate le pance, ma stimolate le menti.
Mi pare questa la chiave utile per nutrire una concezione alta della Politica che rischia invece di affondare in un mercantile appiattimento sull’ esistente, in un comodo rannicchiarsi nelle parole d’ ordine in un torneo di pressapochismo e superficialità, in una compiaciuta fiera delle banalità.