Ci sono progetti editoriali che nascono per occupare uno spazio nel mercato e altri che scelgono, prima di tutto, di occupare uno spazio nella coscienza. Crêuza de Mä appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. La decisione di lanciare inizialmente in ebook Gaza. Diario di un medico (ora libro è anche in libreria nel più tradizionale formato cartaceo, già ne avevamo annunciato l’uscita), fortemente voluta dall’editore Matteo Fortuna, racconta già la vocazione di una casa editrice che interpreta il proprio ruolo come un atto di responsabilità umana oltre che culturale: rendere accessibili le storie necessarie, raggiungere soprattutto le nuove generazioni e trasformare la lettura in un gesto di partecipazione. È con questo spirito che si entra nel diario di Salman Khalid, medico canadese che ha scelto di prestare servizio volontario nell’ospedale al-Aqsa durante l’offensiva israeliana, e si comprende subito che non ci troviamo davanti a un semplice resoconto di guerra. Queste pagine non raccontano soltanto la devastazione delle bombe, degli edifici distrutti e dei corpi martoriati: raccontano la straordinaria capacità dell’essere umano di continuare a prendersi cura dell’altro quando tutto sembra perduto. È proprio questa trasformazione a colpirmi più profondamente. Si entra nella lettura aspettandosi l’orrore e ci si ritrova, invece, a osservare la forza silenziosa di medici che continuano a operare senza fermarsi, di pazienti che trovano ancora il coraggio di sorridere, di persone che, private di tutto, custodiscono una dignità che appare persino più grande della tragedia che stanno vivendo. Da giornalista, sono abituata a cercare i fatti; da donna che ha imparato quanto il benessere emotivo sia una conquista quotidiana, ho sentito questo libro attraversarmi in modo diverso. C’è un momento in cui la distanza geografica si annulla e la nostra cosiddetta vita tranquilla diventa quasi un peso fisico: il caffè bevuto con calma sembra fermarsi nello stomaco, il silenzio della propria casa rimbomba nelle orecchie, il letto caldo della sera improvvisamente punge come se non ci appartenesse davvero. Il senso di colpa evocato da Khalid non nasce dalla retorica, ma dal confronto inevitabile tra la normalità che diamo per scontata e chi, nello stesso istante, lotta semplicemente per continuare a respirare. Eppure il diario non cede mai alla disperazione assoluta. Al contrario, restituisce al lettore la consapevolezza che la speranza non è un sentimento ingenuo, ma una scelta ostinata che prende forma nelle mani di chi continua a medicare una ferita, ad asciugare una lacrima, a restare accanto a un paziente anche quando tutto intorno sembra crollare. È questo il valore più prezioso del libro: ricordarci che l’umanità sopravvive proprio nei luoghi in cui viene messa più duramente alla prova. Sapere, infine, che Salman Khalid ha deciso di devolvere tutti i proventi a Humanity Auxilium rende questo progetto qualcosa che va oltre la testimonianza. Acquistare e leggere questo libro significa trasformare l’emozione in un gesto concreto, fare in modo che la memoria non resti soltanto una pagina letta ma diventi un piccolo contributo alla cura, alla rinascita e alla speranza. In tempi in cui rischiamo di assuefarci al dolore raccontato dai notiziari, Gaza. Diario di un medico ci ricorda che esiste ancora una forma di responsabilità capace di passare attraverso le parole e di arrivare fino alle azioni.
Michela Iuliani