(Giovane Holden Edizioni)
Oggi abbiamo il piacere di ospitare Vilma Gaist, autrice del toccante romanzo ‘Beatrice Cenci’. Con una solida formazione e una pregressa esperienza nella narrativa, Vilma Gaist si è dedicata a ricostruire una delle vicende più cupe e affascinanti della Roma del Cinquecento, portando nuova luce sulla tragica storia di Beatrice Cenci.
1. Nel suo romanzo, lei si immerge profondamente nella Roma del Cinquecento. Qual è stata la sua principale fonte di ispirazione e come ha condotto la sua ricerca storica per garantire l’accuratezza degli eventi e dell’atmosfera?
La Roma di fine Cinquecento, oltre ad essere il centro di gravità di eventi storico politici di grande rilievo, era la città in cui Caravaggio acquisiva fama artistica, Giordano Bruno, dopo anni di prigionia, veniva mandato al rogo e Artemisia Gentilischi era una fanciulla di appena sei anni quando i Cenci furono condannati. Mi ha colpito questa triangolazione di personaggi, la scelta però di raccontare la vicenda di Beatrice Cenci, per certi versi abbastanza similare a quella della pittrice Gentileschi, nasce dalla curiosità che mi ha accompagnato per anni: conoscere in modo approfondito i risvolti intimi di questa storia. Restituire nella forma del romanzo ciò che è realmente accaduto in un determinato contesto storico richiede un notevole impegno di rigorosa documentazione. C’è stato da parte mia un prolisso lavoro di consultazione di manuali storici, di testi inerenti alla storia di papa Clemente VIII e di libri sulle caratteristiche urbane di Roma nel Cinquecento. L’immaginazione aiuta comunque e, molto di più, mi ha aiutato l’interesse che la protagonista aveva suscitato in me fin da una prima lettura della sua vicenda.
2. Beatrice Cenci è stata oggetto di numerose interpretazioni nel corso della storia. Qual è stato il suo approccio per restituire un ritratto così intenso e personale di questa figura, distinguendosi dalle narrazioni precedenti?
Certamente su Beatrice Cenci è stato scritto molto, drammi teatrali, romanzi, cronistorie. Io ho sentito l’esigenza non tanto di raccontare i fatti quanto di capire le motivazioni più intime che hanno indotto la protagonista a compiere il misfatto, a trasformarsi da ingenua fanciulla in una donna cinica e determinata. Ho inteso tratteggiare la storia di un’anima, immaginare il suo mondo interiore per tutto il percorso della storia.
3. Ha affermato di voler “dare voce” a Beatrice. Quali aspetti della sua personalità e del suo vissuto ha voluto esplorare in particolare e come ha cercato di trasmetterli ai lettori attraverso la sua scrittura?
“Dare voce a Beatrice” per me significava renderle giustizia. Così ho delineato una Beatrice fanciulla bisognosa d’affetto e di attenzioni che sono state via via negate a lei come agli altri fratelli; ho immaginato le sue aspirazioni come le delusioni, il suo scoprire giorno dopo giorno di vivere in un inferno anzichè nel nido familiare. E anche le sue passioni e debolezze. Per scrivere di lei è bastato far affiorare sentimenti, riflessioni ed emozioni di vita che, in alcuni casi, posso aver sperimentato.
4. “Beatrice Cenci” affronta temi universali come la giustizia, il potere e la condizione femminile in una società oppressiva. Quanto ritiene che la storia di Beatrice possa ancora risuonare con il pubblico contemporaneo e quali riflessioni spera di suscitare nei lettori?
Man mano che si procede in questa lettura la storia si apre come un ventaglio: dall’ambito familiare, a quello sociale . Ci troviamo di fronte ad eventi storici dell’epoca, a tematiche sociali come l’amministrazione della giustizia e del potere alla corte papalina, alla condizione femminile in famiglia e nella società. Beatrice che è una vittima di quella condizione, nel mio sentire e nella mia immaginazione ne diviene un’eroina. Il perchè lo lascerei scoprire al lettore. Aggiungerei soltanto una considerazione: essa è l’emblema di quante donne, attraverso i secoli, hanno conosciuto soprusi e violenze. Per la varietà dei fatti narrati e realmente accaduti, per le caratteristiche dei vari personaggi di tutta la vicenda, penso che questa lettura sia più attuale che mai e che possa far riflettere quanto anche il nostro oggi non sia ancora troppo lontano da ieri.